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Cocaine bar in Bolivia: un tour al Route 36, primo locale dove si consuma cocaina

Redazione

L’indirizzo del cocaine bar cambia in continuazione, ma trovarlo non è un’impresa particolarmente difficile: la nostra esperienza personale

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Cocaine bar (Foto Flickr- Alessandro Boselli)

Cocaine bar (Foto Flickr- Alessandro Boselli)

Paese che vai, usanze che trovi: se in Venezuela puoi bere il Pampero nei peggior bar di Caracas, in Bolivia puoi farti di tutta la cocaina che vuoi al Route 36. Cos’è? E’ un cocaine bar che si trova a La Paz, dove vicino ai cocktail invece di portarti due stuzzichini come accompagnamento ti servono della cocaina, in un vassoio d’argento e relativa cannuccia per sniffare. Ne parlo con il mio amico Ivan, e poiché da tempo volevamo fare un viaggio non proprio convenzionale in Sud America, decidiamo che è la meta perfetta per noi. Inoltre verrà con noi anche George, un amico inglese di Ivan che potrebbe essere un personaggio uscito direttamente da Trainspotting, giusto per farti capire il tipo. E così organizziamo il viaggio e voliamo dritti dritti in Bolivia. Dopo averti raccontato la mia esperienza al King George, bar di Berlino dove offrono sesso e free bar, vieni con me in questo tour allucinante e sconvolgente al Route 36, primo cocaine bar della Bolivia.

Alla ricerca del Route 36, primo cocaine bar della Bolivia

George ci raggiunge in Italia, ci abbraccia con calore e affetto. I suoi modi di fare sono molto più mediterranei che britannici, ha il tipico humor inglese ma non l’aplomb. Parte il nostro viaggio in volo per la Bolivia. Dopo scali e lunghissime ore di attesa per i check-in, finalmente atterriamo in Bolivia all’aeroporto di El Alto. Un tassista panciuto e baffuto ci scarrozza al nostro albergo, ci sistemiamo e dopo esserci riposati decidiamo la sera di andare subito al cocaine bar. Non sappiamo dov’è, ma non puoi fermare il primo che passa e chiedergli dov’è il cocaine bar di La Paz come se stessi chiedendo dov’è il duomo della città. Quel pazzo di George dice –“Ci penso io”– col suo italiano maccheronico. Ferma due tipi che farebbero la loro ottima figura in Gran Theft Auto: uno con la bandana in testa, baffetto, taglio d’occhi sudamericano ed una cicatrice sul viso; l’altro con il berretto girato, sguardo da pluriomicida, due braccia da tagliatore d’alberi ed una voce che fa tremare solo a sentirla. George spiega che vogliamo andare al Route 36. I due confabulano tra di loro e ci dicono che possono accompagnarci lì in cambio di 75 boliviani a testa, circa 10 euro ciascuno. Non sono molto convinto, ma ormai siamo in ballo e balliamo.

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Arrivo al cocaine bar

Cocaine bar di La Paz (Foto Flickr- Dario Perrone)

Cocaine bar di La Paz (Foto Flickr- Dario Perrone)

Saliamo in questa sgangherata Toyota, ancora non so se ci porteranno realmente al Route 36 o finiremo in qualche vicolo di La Paz senza soldi e vestiti, o nella peggiore delle ipotesi in qualche passo di montagna con la gola tagliata. Finalmente arriviamo, salutiamo i nostri improbabili accompagnatori ed entriamo al bar. Durante il tragitto i due gaglioffi ci spiegano che il locale cambia continuamente posizione per le lamentele dei vicini, ma non è così difficile trovarlo. Ci “accolgono” due omoni, ci portano in una sorta di garage, paghiamo ed entriamo con relativi biglietti. Ci “suggeriscono” di non fare foto, e chi oserebbe contraddire uno che è il doppio di te? La luce è soffusa, i tavoli sono illuminati con candele e più che un locale sembra il laboratorio di crack o qualcosa del genere. Ci sono addirittura dei giochi di società per svagarsi. Ordiniamo tre rum, Ivan e George anche la cocaina. Il cameriere ci suggerisce due tipi: una costa 100 boliviani al grammo, l’altra 150. I miei amici “tossici” scelgono la seconda. Arrivano i rum con la cocaina su un vassoio. Io non ho mai visto quella roba, non voglio prenderla, ma i miei due “saggi” compagni di viaggio mi spingono a provarla. “Ma sì– penso io- per una volta si può fare. E’ come se vai in Sicilia e non assaggi il cannolo”. E così prendo la cannuccia e ne assaggio un po’. Il resto lo fa il rum che mi aiuta a buttarla giù. Mi guardo intorno un po’ stralunato. Ci sono molti europei in giro: spagnoli, inglesi, svedesi, olandesi. Vedo molti ragazzi, ma anche imprenditori e gente d’affari che decidono di affogare i loro problemi al cocaine bar. Anche questa è fatta, dopo un paio d’ore in cui prendiamo altri 2-3 cocktail (non ricordo, forse di più), decidiamo che è ora di fare ritorno in albergo.

Il mio viaggio allucinante al Route 36, il cocaine bar di La Paz in Bolivia, finisce qui. E’ un’esperienza come un’altra, senza esagerare è possibile conoscere usi e costumi, anche quelli più estremi, di ogni paese che si visita. Basti pensare che la Bolivia, dopo Colombia e Perù, è il maggior coltivatore di coca. Inoltre la foglia di coca viene masticata dal popolo boliviano, sia per combattere il freddo che la fame. Forse il Route 36 non è l’unico cocaine bar al mondo, ma sicuramente è il più famoso. Al prossimo viaggio estremo!

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